Ark.inU Architecture, Ark.inU Design

Preziosi per architetti.

Simpaticissimi i gioielli per architetti, o meglio ispirati agli strumenti ormai obsoleti dell’architetto. Diego Delgado-Elias architetto di Parigi ha realizzato questa mini collezione di gioielli con una grande valenza nostalgica ormai. La toolbox, la scatola degli attrezzi ormai non esiste, interessante la trasposizione in oggetto-vezzo.

 

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Ark.inU Design

NOKIA è morta.

Il titolo è forse un poco arrogante ma così è. Da qualche settimana ormai Microsoft ha assorbito la linea produttiva dei Lumia i nuovi smartphones di Nokia, ora Microsoftphone. Ora NOKIA cerca di rifarsi una identità con il nuovo N1. Il primo tablet finlandese. Il nostro ragionamento è puramente sul design sia chiaro. Siamo stati abituati ai prodotti NOKIA sempre innovativi e studiati, estremamente resistenti. Smartphone che integravano perfettamente fotocamere professionali in una maniera estremamente elegante, non come la nuova fotocamera dell’iPhone 6. Sin dalla sua esplosione Pop NOKIA ci ha abituati ad avere una fiducia sconfinata della capacità dell’azienda di essere differente nel campo del design dei prodotti, ricordiamo anche immensi scivoloni come “il telefono rossetto” o certi mattoni argentati con disco rigido di inizio 2000. Ora NOKIA esce con il suo tablet e noi ci saremmo aspettati una nuova visione del tablet. Quello che abbiamo ricevuto è una imitazione paradossale e caricaturale dell’iPad. USB 3 reversibile, schermo da 7.9” da 2048 x 1536, chip da 64-bit da 2.3 GHZ e RAM da 2GB, queste le specifiche. Un risultato veramente ridicolo, basta guardare le immagini. Non possiamo giudicare il software, ma l’hardware è molto deludente e inatteso da parte di una compagnia che è sempre stata estremamente attenta e concentrata su una forte identità.

 

 

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Ark.inU Art

Arte per dessert.

Mondrian Cake Photography by Clay McLachlan

Oramai c’è questa tendenza in circolazione che si sta facendo sempre più forte: prendere icone dell’architettura o dell’arte e farci dell’ironia. Mi piace è piacevole e la cosa migliore è che divulga. E’ una operazione che sicuramente non spiega l’arte alla gente ma la porta molto più vicina e su un livello apprezzabile da tutti, sul quale molti si possono relazionare. E’ il caso che il fenomeno di Caitlin Freeman, pasticcere al Museum of Modern Art di San Francisco. Di lei si è parlato molto ma soprattutto si è parlato del suo libro “Modern Art Desserts“. Caitlin ha preso alcune delle più famose opere di arte moderna e le ha tradotte in versione dessert appunto, in formato di torta o gelato. Non solo imitandone l’aspetto ma anche i colori e il feeling. Una cosa simpatica facilmente adattabile anche al mondo del design e dell’architettura, ma non voglio mettere strane idee a nessuno, anche se… è già stato fatto.

Kahlo Wedding Cookies Photography by Clay McLachlan

Lichtenstein Cake Photography by Clay McLachlan

 

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Eppur si muove.

L’architetto francese Axel de Stampa ha un hobby particolare, ovvero animare alcune delle architetture più famose al mondo. Solitamente è l’uomo che si muove attorno all’architettura, Axel fa una operazione inversa e fa muovere l’architettura davanti un osservatore fermo davanti allo schermo, questo ci confonde e ci fa convenire che queste siano immagini impossibili… sebbene siano fatte veramente molto bene. E’ un gioco di percezione, vitalità o no è un ragionamento interessante. 

 

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Ark.inU Design

L’aereo trasparente.

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

Questo potrebbe essere il futuro degli aerei di linea. Tra dieci anni potreste viaggiare su aerei completamente trasparenti sulle quali pareti vedere informazioni varie riguardo il viaggio. Il concept è stato sviluppato dal Centre for Process Innovation. In realtà però si tratta di una illusione, infatti questo aereo non è affatto trasparente anzi, non ha proprio finestre. L’interno del veivolo è interamente rivestito di schermi OLED che sono connessi a diverse telecamere che catturano l’eterno e proiettano l’immagine all’interno in un renderizzazione estremamente fedele della realtà. Le immagini cambieranno man mano durante il giorno e diverse informazioni di viaggio compariranno per far conoscere ai viaggiatori dettagli e curiosità. In realtà sembra una cosa molto strana togliere le finestre, ma rimuovere tutta quella massa di vetro riducerebbe drasticamente il peso nonché il consumo, nonché i costi nonché i prezzi. Si ok, senza considerare che dobbiamo pagare tutti quegli schermi OLED.

 

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

 

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Eva.

Eva è u nuovo prodotto. Non so se nuovo sia il termine adatto. Diciamo che Eva è un prodotto innovativo per certi versi. Cos’è Eva? Un sex toy. Un piccolo vibratore portatile. Le due designer che lo hanno inventato sono  Alexandra Fine e Janet Lieberman, due ragazze americane che hanno visto una fessura, pardon, nel mercato e hanno creato un nuovo prodotto. La novità di Eva innanzitutto è nelle dimensioni è un prodotto molto piccolo pensato per la stimolazione clitoridea, della quale le donne affermano di aver molto bisogno ma che ricevo pochissimo dai loro partners. Dunque Eva è pensato anche per essere usato durante i rapporti e non intralciare in alcun modo. Un’altra grande novità di Eva è il suo processo produttivo. Il vibratore infatti è realizzato tramite stampaggio 3D, che dobbiamo dire in questo caso, secondo noi, usato molto intelligentemente. Eva è inoltre utilizzabile senza mani una volta azionato, grazie al design delle ali che le tengono in posizione. Il progetto è stato finanziato con il crowdfunding e nel tempo di una settimana le ragazze avevano già quadruplicato la cifra minima per lanciare il progetto! Insomma che dire, il sesso vende lo sappiamo da sempre, ma se poi ci mettiamo anche un pizzico di progetto, i risultati saranno più che piacevoli, direi stimolanti!… pardon.

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Niente piatti per Ido Garini.

 

Il designer Ido Garini di Studio Appétit non ha simpatia per i piatti e nessuno lo biasima, così in collaborazione con il produttore di ceramiche Lennake Wispelwey ha realizzato una collezione di oggetti pensati per servire il cibo in una maniera unica. La collezione di intitola “Luscious Food Craving” . Tramite queste piramidi il cibo viene infilzato e servito diventato parte di una sorta scultura temporanea.

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ICON: The Spire.

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Per qualcuno che viene c’è qualcuno che va. Se dopo anni di peripezie la torre Verre a New York vedrà finalmente la luce ci sono altri grandi progetti che non sono mai nati… e questa è la storia di uno di loro. The Spire. Agli inizi del 2000 Santiago Calatrava inizia a lavorare ad un grattacielo che sarebbe dovuto diventare una delle maggiori icone architettoniche dell’emisfero occidentale un grattacielo alto 2000 piedi, 609 metri per quelli di noi che non contano con le falangi, con 150 piani e una forma architettonica a dir poco ardita per la città ventosa. Il grattacielo sarebbe dovuto sorgere sulla riva del Lago Michigan la quale sarebbe stata una enorme sfida dal punto di vista ingegneristico. Come sapete costruire sulla riva di un lago non è molto indicato data la mancanza di terreno solido e compatto, per di più questa non era la casetta di legno canadese ma un mastodontico ammasso di acciaio e vetro. The spire avrebbe cambiato per sempre l’immagine di Chicago e non si sarebbe badato a spese, argilla o no… così all’alba del nuovo millennio si vogliono iniziare i lavori e si inizia a scavare le enormi fondamenta circolari per la enorme vite che andrà piantata nel fango. Succede qualcosa a questo punto della storia che magari ne io ne voi potevamo immaginarci, ci verrebbe da pensare: lo hanno dimezzato era troppo alto, costava troppo hanno rivisto il progetto, era troppo difficile solidificare il terreno le fondamenta hanno richiesto una vita… in realtà sono successe più o meno tutte queste cose ma no, semplicemente il progetto si è bloccato e non è mai più stato ripreso. Punto.

Sarebbe facile terminare la storia così ma c’è da capire il perchè di questo blocco. Diciamo che è occorsa una serie di sfortunati eventi. Agli inizi del 2000 non si faceva altro che parlare di The Spire, come il grattacielo del futuro, altissimo avrebbe gareggiato che la nascente Dubai e sarebbe divano un faro sul lago Michigan verso il futuro. Man mano che il grattacielo faceva notizia Mr. Calatrava diventava più famoso e possiamo dire che The spire gli abbia fatto moltissima pubblicità, positiva e non… molta non positiva. Ma tornando alla storia nel 2007 il progetto subisce un arresto. Il primo progetto per The Spire fu preso in commissione da Christopher T. Carley il quale però non riuscì ad ottenere i fondi necessari per continuare a svilupparlo, così subentrò il magnate irlandese  Garrett Kelleher, che acquisì il terreno e promise di continuare a sviluppare il progetto. Fu proprio Garrett a dare il nome “Chicago Spire”. Il design venne rivisto e il progetto assunse l’immagine patinata da copertina che ricordiamo noi oggi e venne iniziata una martellante campagna di marketing della quale si è accennato sopra. Ormai siamo all’alba del 2008 e la crisi finanziaria è alle porte. In questo momento Calatrava comincia a pestare i piedi e blocca lo sviluppo del progetto chiedendo a Kelleher di essere pagato in quanto l’imprenditore ha ancora un debito di 11,4 milioni con l’architetto. Nel frattempo la Anglo Irish Bank un dei maggiori finanziatori del progetto è sull’orlo del fallimento per la crisi economica e il progetto subisce una bruschissima frenata. Kelleher perde i diritti del terreno nel 2010 per insolvenza e il progetto resterà per sempre alle fondamenta. In questi ultimi anni si è cercato tanto di far ripartire lo sviluppo ma non c’è stato nulla da fare. E’ di pochi giorni la notizia che il progetto di The Spire è stato ufficialmente scartato e non vedrà mai più la luce. Così si chiude la storia di quello che potrebbe essere diventato una dei simboli del capitalismo occidentale e che invece è rimasto solamente un buco nel terreno. Un altro dei tanti edifici mai esistiti di cui la storia è piena. 

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Ark.inU Design

Mappe di lana.

LANDCARPET Bahamas, photo © Florian Pucher.

LANDCARPET Europe (detail), photo © Florian Pucher.

LANDCARPET Hong Kong – Kowloon West Side, photo © Florian Pucher.

LANDCARPET Italy, photo © Florian Pucher.

LANDCARPET Arizona (detail), photo © Florian Pucher.

LANDCARPET Arizona, photo © Florian Pucher.

I tappeti di Florian Pusher sono davvero eccezionali. Il nostro designer di base a Pechino ha creato una serie di 88 tappeti di lana che riprendono la visione area di certe città o regioni, anzi più precisamente continenti, perché Florian fa una sorta media fra le diverse caratteristiche visive dei territori visti dall’alto e le unisce per creare una sorta di mappa tipica di un continente. “Landcarpets” così si chiama il progetto che è diventato così famoso e richiesto da essere in vendita direttamente sul sito del designer. Florian continua a sviluppare modelli in edizione limitata. La ricerca grafica è davvero interessante e chi lo avrebbe mai detto che sarebbe stato possibile distendersi sull’Africa?

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Ark.inU Design

Xylinum.

Ai più appassionati di serie TV devo dire che non si tratta di una nuova serie di AHS, si tratta invece di un batterio. Un minuscolo essere vivente capace di sintetizzare una materia a base cellulosa, simile alla pelle o alla plastica. Il batterio Xylinum per l’appunto si nutre di glucosio ed e in cambio ci lascia questa sostanza che potrebbe avere chissà quale applicazione in futuro. Il designer olandese Jannis Hülsen non si è lasciato scappare l’opportunità di provare a rivestire uno sgabello in legno con questo nuovo materiale e il risultato è quello che vedete sotto. In tutta onestà pare uno sgabello rivestito di pelle di pollo… ma sono certo che questo sia solo un inizio!

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