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Pharrell Williams e Zaha Hadid.

Fra tutte le possibile collaborazioni che Pharrell potesse inventarsi questa è senza dubbio la più inattesa! Il Pharrell, produttore, rapper, cantante, ma soprattutto eclettico, appassionato di tutto ciò che è artistisco ha avuto una conversazione con una delle figure più emblematiche dell’architettura contemporanea, Miss Hadid. L’idea è quella di creare una casa prefabbricata, non si sa per cosa… ma dopo il suo libro Places and Spaces I’ve Been, Pharrell ha sviluppato il desiderio di gettarsi anche nel mondo dell’architettura a quanto pare.

Pharrell Williams: Beh, caso vuole che tu sia il mio architetto preferito.

Zaha Hadid: Oh, grazie mille!

PW: E stilista preferito, amo tutto quello che fai.

ZH: Beh, dobbiamo fare qualcosa insieme, Pharrell.

PW: Oh per favore, mi piacerebbe, anzi lo adorerei. Anche le scarpe che hai progettato per Melissa. Quelle erano incredibili.

ZH: Sì, sono carine, ben sai lavoriamo duro. Lavoriamo molto duro sul nostro, diciamo repertorio. In tutti questi anni, anche quando era difficile, ci ha ripagato in un certo senso, perché se hai un repertorio, si possono affrontare problemi diversi e quindi penso che sia molto importante.

PW: Con il mio prossimo progetto, dopo la sedia, mi piacerebbe fare una casa prefabbricata, hai mai fatto un prefabbricato?

ZH: No, ma ho fatto strutture temporanee. Quindi penso che il prefabbricato potrebbe essere interessante.

PW: Il ‘trailer’ medio camera singola camera da letto o casa mobile è tra $ 40.000 a $ 70.000, e due camere da letto varia a circa $ 99.000. Dicono che stiamo uscendo dalla recessione, in particolare nel settore delle case.

[...]

ZH: E non tornerà …

PW: … per nulla. Così ho pensato che se facciamo qualcosa che sta tra circa $ 75.000 a $ 100.000 potremmo fare qualcosa di veramente avanzato che potrebbe cambiare le carte in tavola… cogli?

ZH: Si, naturalmente.

PW: Quindi, se vorrai partecipare al progetto, mi piacerebbe parlare con te di fare case prefabbricate.

ZH: Sarebbe molto eccitante.

PW: Prima di tutto, io sono super eccitato!!!. Non ho intenzione di saltare su e giù ora… se no non finiamo più l’intervista. Ma quando avremo finito lo farò … Perché io sono un bambinone!

ZH: [Ride]

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#THENEATLOG

Eccoci! Da oggi inizia la nostra nuova rubrica partecipativa, ovvero #THENEATLOG. 

ARKINURUBRICHE2014-04

In cosa consiste questa hashtag? Ve lo spieghiamo subito. La nostra intenzione è quella di creare una rubrica partecipativa per cui tutti appunto possono dare il loro contributo. L’idea è questa: lanciare una hashtag che potete usare per condividere qualsiasi cosa che ritenete interessante dal punto di vista del concetto, forma, colore, rumore… odore. Non ci interessa cosa, non avete limiti! Quello che secondo voi vale la pena di essere mostrato e sulla quale si può riflettere e creare qualcosa, è la cosa giusta. Fotografate, scrivete, registrate e postate su qualsiasi social network di vostro piacimento con la hashtag #THENEATLOG. Potete aggiungere la tag a qualsiasi cosa davvero, non esistono limiti e noi di certo non ci scandalizziamo. Il nostro intento è creare un archivio con queste immagini e creare una pagina apposita (o sito) su cui vedere tutto quello che secondo voi è importante e va visto. Parteciperemo anche noi ovviamente e vi invitiamo a diffondere il più possibile questa hashtag! Aiutateci a fare questa raccolta!

#THENEATLOG inizia ora!!!

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Ark.inU Art

Nuovi standard, vecchie immagini.

Titian, Danaë With Eros, 1544

Jean Auguste Dominique Ingres, Grande Odalisque, 1814

Edgar Degas, La Toilette, 1884–86

Raphael, Three Graces, 1504–1505

Paul Gauguin, Two Tahitian Women, 1899

Francisco Goya, Nude Maya, 1797–1800

Sandro Botticelli, Birth of Venus, 1486

Amedeo Modigliani, Nude Sitting on a Divan, 1917

 

Il corpo una mano è una grande macchina che è capace di cambiare in tempi davvero brevissimi, e lo fa naturalmente da quando nasciamo. Nel corso della storia abbiamo capito il valore estetico del corpo umano, e lo standard o i canoni sono cambiati. Come cambierebbe l’immagine della donna nella storia e nell’arte se traslassimo il canone di bellezza attuale ai giorni nostri? Se lo è chiesto Takepart, nella figura di Lauren Wade, che ha realizzato una serie di gif che ci mostrano come sia cambiata l’idea del corpo, specialmente quello femminile.

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Ark.inU Art, Ark.inU Design

Pagare con il colore.

La Norvegia nella figura della Banca centrale norvegese ha compiuto una delle operazioni di comunicazione più significative a memoria d’uomo. Le banconote cambiano in continuazione in tutto il mondo, vedi il restyling dei nostri euro che stanno prendendo pian piano piede, ma quello che ha fatto la Norvegia è andare oltre, un salto enorme verso una immagine completamente nuova. Dopo un concorso a cui hanno partecipato 7 progettisti tra cui hanno trionfato Snøhetta e The metric system. I due design elaborati saranno adottati entrambi sui due fronti delle banconote. La scelta è ardita il concetto di The metric system si basa sulla rappresentazione dei confini della nazione, mentre Snøhetta ha “pixelato” la grafica delle vecchie banconote con il risultato di avere un color-blocking. Le nuove banconote Norvegesi sono davvero un ottimo esempio di comunicazione di massa evoluta. Un ottimo lavoro.

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Tredici sedie per l’ultima cena.

Forse una delle esposizioni più evocative e degli ultimi tempi. Si tratta di “1:13- le trecidi sedie che Leonardo non ha mai dipinto nell’ultima cena”. Tredici diversi designer hanno presentato tredici sedie al Museo di Lissone con questo meraviglioso tema progettuale. Hanno così immaginato di trasfigurare l’apostolo nella seduta. I giovani designer hanno dato forma ad un evento storico di cui non abbiamo nessuna reliquia, fingendo di portare ai giorni nostri un oggetto fondamentale che non vediamo in nessuna rappresentazione dell’ultima cena: la sedia.

Jesù - Alessandro Guerriero

San Bartolomeo - CTRLZAK

San Giacomo Minore - Joe Velluto

Sant’ Andrea - Brian Sironi

Giuda Iscariota - Alberto Biagetti

San Giovanni - Elena Salmistraro

San Tommaso - Lorenzo Damiani

San Filippo - Alessandro Zambelli

San Matteo - Sovrappensiero Design Studio

San Giuda Taddeo - Gumdesign

San Simone - PG Bonsignore

San Pietro - Alessandro Marelli

San Giacomo maggiore - Ghigos Ideas

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ICON: Yongsan.

ARKINURUBRICHE2014-02

Oggi vediamo quello che sta diventato un caso molto intricato e interessante e la soluzione trovate non migliora certo la situazione. Stiamo parlando del quartiere di Yongsan, il nuovo centro economico di Seul, Corea del Sud. Lo sviluppo di quest’area ha avuto un sprint impressionante nell’ultimo decennio e non da segno di arrestarsi. Grandi nomi dell’architettura si danno battaglia a suon di concorsi internazionali per aggiudicassi una commissione per qualche orribile edificio. Era così assolutamente necessario che qualcuno intervenisse e desse un senso a tutto quanto e chi meglio di Mr. Libeskind che ormai reduce del suo masterplan per il WTC di New York, all’alba di un 2005 molto più stabile economicamente del suo prossimo successore, si mise a lavorare per dare un senso a questo WTC. Il concept era creare diverse “isole” in un mare di strade e dotare ogni isola di una gargantuesca struttura, l’una in competizione con l’altra… 21 “quartieri”… o meglio grattacieli ed ecco che nasce “Archipelago 21″. Quindi questa doveva essere la soluzione. Certo però sin dai primi render si notò subito che questa densa e pregna composizione risultava davvero imponente. Decine di grattacieli, uno più alto dell’altro, l’uno più sfida-legge-della-gravità dell’altro… una sola parola poteva venire alla mente: CAOS. Disordine, problemi, disagio, rottura. CAOS. Libeskind che ovviamente doveva dare una spiegazione ha detto la cosa che ogni architetto dice: “Abbiamo iniziato dall’uomo, esso è la scala del progetto”. Questo però non convinse molto, ne convince oggi. Il progetto risulta essere, insieme a molti altri che si stanno portando aventi oggi, una dei pastrocchi più caotici e disordinati nonché problematici, con cui ci troveremo a dialogare nel futuro. Yongsan si pone come una città senza disegno apparente, che ha la libertà di sviluppare una densità impressionante in altezza creando numerose “città verticali” tanto auspicate da architetti di qualche ventennio fa com’anche oggi… dimenticando che il futuro non può essere sempre di più… il futuro DEVE essere meno. “Tomorrow will be less”. Seguiremo da vicino lo sviluppo di Yongsan che sta per entrare nel suo 10 anno di vita e ci auguriamo che da questo esempio possiamo imparare, senza dubbio in ogni caso, questa “new town” del prossimo futuro lascerà un indelebile segno, ed ecco perché è una futura icona.

Studio Daniel Libeskind

BIG

REX

MVRDV

SOM

Studio Daniel Libeskind

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Top 10: Dieci tatuaggi per creativi.

Solitamente il tatuaggio è una cosa che un creativo si disegna da solo se sente il bisogno di farlo, ma molto spesso rivolgersi ad un professionista è una cosa migliore, trovare quel rapporto tra un buon tatuatore e un cliente che vuole qualcosa di unico non è molto diverso da trovare un bravo progettista e un cliente che voglia qualcosa di unico… Così abbiamo fatto una Top 10 con alcuni dei migliori creativi in campo di tattoo, eccola qui:

10- Peter Aurisch in Berlin, Germania

9 - Sasha Unisex, Russia

8- Ondrash in Znojmo, Repubblica Ceca

7- Mariusz Trubisz in Wroclaw, Polonia

6- Madame Chän, Germania

5- Marcin Aleksander Surowiec, Polonia

4- Kenji Alucky, Giappone

3- David Hale, USA

2-  Ien Levin, Ucraina

1- Chaim Machlev, Germania

 

 

 

 

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Una casa per le bambole d’autore.

Fare modellini è una croce-delizia dell’architetto, ora poi, ci sono studi dedicati che si occupano prevalentemente di modellini, ma la miniaturizzazione rimane nel DNA dell’architetto, lavorare su diverse scale è parte del mestiere. E’ quindi capibile che questa pratica possa trasformarsi in una ossessione ed è altrettanto capibile che agli architetti piacciano i LEGO e tutte i giochi per bambini su quel genere. Prendiamo ad esempio le case per le bambole. Le bimbe hanno una grande predilezione per gli interni, senza intenzione di fare sessismo, forse perchè fin da piccole hanno modo di capire, giocando con le bambole, l’estetica e la dinamica degli interni. Osservazione ignorante senza dubbio, ma qualcun altro ci ha letto qualcosa sempre con questa logica e ha creato una serie di case per le bambole d’autore, disegnate da alcuni degli studi di architettura e design più famosi. L’iniziativa si chiama “A Dolls’ House” ed è stata promossa da Cathedral Group. Il ricavato della vendita di queste case giocattolo d’autore è stato devoluto ad un ente benefico. Ecco qui tutte le case delle bambole:

ADJAYE ASSOCIATES

ALLFORD HALL MONAGHAN MORRIS

AMODELS

COFFEY ARCHITECTS

DEXTER MOREN

DRDH ARCHITECTS

DRMM

DUGGAN MORRIS ARCHITECTS

FAT ARCHITECTURE

GLENN HOWELLS

GUY HOLLAWAY

HLM ARCHITECTS

JAMES RAMSEY RAAD STUDIO

LIFSCHUTZ DAVIDSON SANDILANDS

MAE

MAKE ARCHITECTS

MORAG MYERSCOUGH AND LUKE MORGAN

SHEDKM

STUDIO EGRET WEST

ZAHA HADID ARCHITECTS

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Il surrealismo di Alex Chinneck.

E’ un tema che affascina sempre quello del surrealismo in architettura, d’altronde una pratica così obbligatoriamente fondata su basi concrete sia concettualmente che formalmente, non richiama per nulla il surrealismo eppure l’applicazione di questa serie di teorie artistiche ha sempre trovato spazio anche nell’architettura sin dalla sua creazione e grazie anche al suo più grande fautore per quantità e popolarità: Dalì. Alex Chinneck artista e designer londinese lavora specialmente con l’architettura e il surreale: case rovesciate, finestre rotte ma tutte rotte nello stesso identico modo. Tra queste opere troviamo forse la sua più emblematica dal titolo “From the knees of my nose to the belly of my toes”. Si tratta di una casa con una facciata che scivola via. Conoscendo le basi del muro a secco Alex è riuscito a dare l’illusione che la casa stia perdendo la facciata e che come nella Persistenza della Memoria sembra sciogliersi, il riferimento sembra diretto.

alexchinneck

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Altra opera interessante è “Under the weather but over the moon” dove l’artista compie una operazione analoga ma questa volta capovolge a 180° la facciata. Qui il rimando può essere a certe opere di Victor Enrich, fotografo che gioca con la manipolazione digitale per creare immagini all’apparenza reali ma completamente impossibili. Ci piace quando si guardano le cose da prospettive differenti, letteralmente.

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Custodia o occlusione, l’archivio NRW.

Si tratta di una dicotomia interessante questa che lo studio Ortner & Ortner Baukunst ci propone nella ricostruzione dell’archivio di stato a Duisburg in Germania. Il duo ha pensato di ingrandire il vecchio edificio tramite una nuova torre che alloggia tutto il materiale dell’archivio ed è completamente murata, non esistono aperture verso l’esterno e per fortificare il concetto sono state murate anche tutte le vecchie finestre, e una seconda parte dedicata agli uffici. L’edificio maggiore è completamente chiuso, quasi sia stato abbandonato e comunica una forte presenta nell’ambiente circostante e una una inquietante aura. Una a nostro dire delle opere senza dubbio più concettuali su una scala così ampia. Lo studio è specializzato in un dialogo forte e incisivo, molte le loro opere monolitiche e monumentali ma fra tutte questa è senza dubbio la più emblematica. Un edificio senza finestre è quasi un ossimoro, eppure se si tratta di un archivio tutto funziona, perché la sua funzione per l’appunto è custodire il più gelosamente possibile. E’ strano però che allo stesso tempo questo edificio comunichi un sentimento di occlusione verso la vita e la sua fruizione, è una architettura chiusa che non dialoga con nulla se non se stessa, non si lascia leggere nella sua interezza e la sua austerità allontana sebbene causi molta curiosità. Tutto cambia nella parte degli uffici tutto è morbido e aperto, le dimensioni, la maniera… tutto cambia… come a dichiarare apertamente la funzione delle diverse ali dell’edificio, eppure quella parte quasi scompare… C’è un conflitto in quest’opera ed è questo il suo punto di forza. 

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