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La Terra dei Bambini è distrutta.

Trovare le parole per scrivere di certe cose credetemi non è facile. Non sono un giornalista ne un reporter, scrivo per hobby e scrivo di ciò che amo. Non è davvero semplice parlare di guerra e questo mondo ne ha già sentite tante, ma dobbiamo. E’ sbagliato tacere. Dobbiamo sapere di quale infame ignoranza e malvagità è capace l’uomo. Noi siamo esseri unici, capaci di grandi cose, possiamo fare tutto eppure non possiamo gestire la nostra convivenza senza l’odio. E’ assurdo come tutto quello che facciamo ruoti intorno a ciò che amiamo e ciò che odiamo, ed entrambi sono indici di noi stessi, determinano chi siamo. E’ molto limitante vedere la realtà in questi versi. Eppure in natura tutto va equilibrato. Se esiste un polo positivo nella calamita, esiste anche un polo negativo. Questo giustifica alcune azioni che per noi sono dannose e creato disastri e disagi, ma non giustifica l’odio. Non possiamo dire che se esiste l’amore deve per forza esistere l’odio, di logica potremmo, ma allora staremmo dando la conferma di quanto ignoranti e primitivi noi siamo. E’ inutile negarlo. Ognuno di noi, anche se per poco anche se solo per una volta ha provato quella scintilla di odio dentro se. Quella è la prova di quanto ancora dobbiamo evolvere prima di raggiungere uno stato appena vicino alla comprensione di ciò che ci sta attorno. Quando mettiamo la nostra vita nelle mani di persone che conoscono solo l’odio… allora ci troviamo davanti a tutti i maggiori eventi più vergognosi e deplorevoli della nostra misera storia su questo Mondo. Noi siamo esseri progettati per la creazione. Noi stessi siamo uno strumento per la copia e la riproduzione. Siamo polvere di stelle tenuta insieme dalla gravità e il nostro compito è creare. E’ dunque ovvio che la distruzione è la cosa più distante dalla nostra natura. La guerra è la cosa più distante dalla nostra natura. La guerra è l’antitesi della domanda “chi siamo”.

Il 20 luglio 2014, la scuola “La Terra dei Bambini”, nel villaggio di Un Al Nasser, un esempio globale da parte della Cooperazione Italiana e della ONG Vento di terra, una esempio architettonico essendo la prima struttura bio-climatica di Gaza, un rifugio per 130 bambini dai 3 ai 6 anni contro l’inimmaginabile orrore della guerra e un sostegno per le loro madri, offrendo cure mediche e psicopedagogiche, è stata distrutta durante una azione di guerra israeliana. Non è rimasto nulla. I bambini e gli abitanti sono stati messi in salvo, ma quella scuola, un simbolo, una certezza, una segno di pace non esiste più. Gli uomini sono creatori, chiunque distrugge in nome dell’odio non è un uomo.

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L’insalata di patate da 45 mila euro.

Questa sembra una notizia farlocca che potreste sentire alle 8 di sera sui maggiori telegiornali, ma oltre la notizia farlocca, la notizia unta di maionese, c’è molto di più. Il signor Zack Danger Brown (lo chiamavano “il pericoloso” ndr) ha dimostrato al mondo di essere uno dei più bravi venditori che siano mai esistiti. Infatti Zack ha guadagnato circa 50 mila euro per il suo progetto su Kickstarter, la piattaforma che permette a chi ha un progetto di raccogliere fondi tramite donazioni. Ma fin qui tutto bene! Le braccia ci cadono quando scopriamo che il progetto di Zack è….. una insalata di patate… la celebre potato salad, super popolare mix di patate lessate, maionese, cipolla ed erba cipollina. Come vi sentire ora? Scommetto che state provando sensazioni contrastanti. Si lo capisco. Forse Zack voleva solo fare l’insalata di patate. Forse la faccia di bronzo di questo ragazzo ha smosso i cuori di migliaia di persone. Forse la gente pagherebbe qualsiasi cifra pur di far parte di un evento virale. Forse preferiamo le stronzate alle vere idee. Chissà, sta di fatto che questo evento che ha fatto il giro del mondo ed è diventata una notizia virale in poche settimane deve servirci d’esempio, a tutti noi. Sono certo che ora Kickstarter diventerà come una gastronomia… se volete donare qualcosa a Zack per la sua insalata potete farlo a questo link.

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Casa Futebol, abitare allo stadio.

I mondiali sono finiti, bene, la Germania vince, bene, il Brasile si ritrova con una decina di stadi che faranno la muffa a breve… non tanto bene. Sebbene il Brasile debba mettersi in regola con i lavori per le olimpiadi attualmente in altissimo mare, ora si ritrova con degli stadi nuovi di pallino che non risolvono i problemi più grandi della nazione, come la mancanza di servizi, o di abitazioni. L’idea di riconvertire questi stadi non sembra affatto malvagia! Ma cosa mai potrebbero diventare? Centri commerciali? Parchi? Centrali elettriche?… beh probabilmente la cosa più facile sarebbe trasformarli nella cosa che più serve al momento: case. Ecco che nasce il progetto “Casa Futebol” di Axel de Stampa e Sylvain Macaux di 1Week1Project, che propone di convertire gli stadi in agglomerati di housing tramite dei compartimenti modulari. L’idea è quella di una architettura pop-up che va ad incastrarsi dove possibile, creando una “favela verticale” ma che favela non vuole essere… l’idea è estremamente nobile… ma lascia il tempo che trova. Non è una soluzione così semplice e richiederebbe enormi interventi per garantire acqua, elettricità e scolo delle acque reflue… insomma 7 per l’impegno…

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Il futuro delle megalopoli.

Flickr: jdbaskin

Dal titolo sembra un programma di Focus o Dmax, ma in realtà stiamo parlando in un tema molto cruciale e vasto di grande interesse popolare. Infatti più del 54% della popolazione globale vive in aree urbanizzate ad altissima densità. Al mondo, al momento, esistono 28 megalopoli  ma entro il 2030 saranno 41, con una densità di popolazione fuori da ogni percezione, con numeri che fanno davvero girare la testa. In questo report delle Nazioni Unite viene illustrato come queste nuove Megalopolis in realtà non sono altro che le città che oggi consideriamo appunto in via di sviluppo e che fanno parte della fascia di Globo meno sviluppato a livello tecnologico e sociale. Il primato incontrastato passato e futuro, di città più densamente popolata del Pianeta spetta a Tokyo. Nella città giapponese vivono oltre 38 milioni di persone. Ecco le prime 10 città più popolate del 2014:

• Tokyo: 38 milioni
• Delhi: 25 milioni
• Shanghai: 23 milioni
• Mexico City: 21 milioni
• Mumbai: 21 milioni
• São Paulo: 21 milioni
• Osaka: 20 milioni
• Beijing: 19.5 milioni
• New York–Newark: 18.5 milioni
• Cairo: 18.4 milioni

Qui invece vediamo l’aumento della densità dal 1990 al 2030:

esa.un.org / United Nations

Come vedete Tokyo perderà un milione di abitanti ma resterà ad ogni modo la città più popolata del globo, ma dal grafico emergono anche le future megalopoli del globo. Il che ci può dare idea di dove gli interessi progettuali dovrebbero andare ad indirizzarsi, perché il punto di questo discorso è questo: come evolveranno queste città? Come faranno ad accogliere così tanta popolazione avendo una grave mancanza di servizi? Se ci sarà uno sviluppo demografico ci dovrà anche essere uno sviluppo tecnico, e i nostri interessi dovrebbero indirizzarsi verso questi nuovi crogioli di opportunità di sviluppo.

Il mondo sarà diverso nel 2030 e le grandi città non saranno di certo quelle di oggi, l’ipotesi di questo studio dell’UN vede Tokyo sempre al primo posto, seguita sempre da Dehli, ma vede anche l’uscita delle grandi metropoli occidentali della classifica:

• Tokyo: 37 milioni
• Delhi: 36 milioni
• Shanghai: 31 milioni
• Mumbai: 28 milioni
• Beijing: 28 milioni
• Dhaka: 27 milioni
• Karachi: 25 milioni
• Cairo: 24 milioni
• Lagos: 24 milioni
• Mexico City: 23 milioni

Sebbene il nord e l’occidente continuerà a crescere, l’est e il sud del mondo diventeranno man mano sempre più rilevanti e assorbiranno sempre più popolazione dalle campagne verso il centro città, un fenomeno che non è mai cessato dall’inizio della rivoluzione industriale. Ma il quesito che dobbiamo porci noi progettisti è questo: Come possiamo essere utili in questo processo? Se è vero che la densità è destinata ad aumentare a questi livelli esponenziali e con questa velocità, forse dovremmo cambiare e velocizzare anche il processo con cui progettiamo e risolviamo problemi. Siamo destinati ad una evoluzione forzata ed estremamente rapida della tecnica. Il mondo intero crescerà sia dove la tecnica può stare al suo passo sia dove ogni cosa va adattata e cambiata.

 

Parivartan Sharma / Reuters

 

 

 

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Un temporale in soggiorno.

Sarà che ormai esiste tutto… a volte mi chiedo se arriveremo mai alla fine delle stupro delle forme possibili da trasformare in lampade o sedie… non so voi ma giraffe che si illuminano e puof a forma di palline da tennis hanno un pessimo pessimo ascendente sulla mia pazienza. Ultimamente però mi sono imbattuto in una lampada che non è una lampada, che è una nuvola, ma non come quelle vedere di Berndnaut Smilde, è una nuvola di fibra di nylon con all’interno dei led che mimano perfettamente dei fulmini. L’effetto di questa nuvola-lampda-Cumulo temporalesco è davvero suggestivo! E’ stata realizzata da Richard Clarkson ed non è solo un ammasso di lanugine. Dentro questa lanugine sono nascosti diversi sensori, per il movimento e il suono, così la lampada reagisce all’utente e alla musica che stiamo ascoltando…. lo so… volete sapere dove si compra vero? … è venduta in pochi modelli ed ha un prezzo stratosferico… speriamo diventi un pochino più popolare e che venga prodotta dall’IKEA, non vedo l’ora di riempire il soffitto di lampade che … fanno lampi…

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World Cup Pavilion di Ban.

Non che non ci interessi più dei mondiali… la maggior parte di noi ha smesso di guardarli, certi perché presi dall’amarezza certi perché sono come quelli che vanno a messa a Natale e a Pasqua, ma in realtà come sappiamo i Mondiali sono terremo per molte analisi, certe sicuramente scomode. Tra tutte c’è anche l’analisi architettonica, a breve vedremo una Top 10 degli stati del mondiale dal più brutto al più bello, sempre secondo noi, ma ora vediamo una cosa simpatica da parte del neo premio Pritzker Shigeru Ban. Ban è il maestro del cartone e dell’architettura temporanea e come al solito, quando finisce lo scottecs a casa deve farci qualcosa con il rotolo centrale, ndr. Così ecco che nasce il padiglione dei mondiali, all’ingresso dell’ambasciata brasiliana di Tokyo, realizzata da Ruy Ohtake. La piccola struttura è stata costruita parzialmente dalla comunità giappo-brasiliana di Tokyo e resterà in attivo durante il periodo dei mondiali, con eventi collaterali.

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PS1 MoMA 2014 apre i battenti.

L’installazione 2014 “Hy-Fi” per il PS1 MoMA, la serie di eventi estivi indirizzati alla giovane architettura e alla sperimentazione, è ad opera di The Livingstudio sperimentale appunto, che si occupa prevalentemente di installazioni. Una installazione che ricorda una tana di termiti di formiche, una conformazione naturale, composta di mattoni di materiale biodegradabile. Infatti ogni mattone è stato fatto da un composto speciale studiato dallo studio, che comprende scarti di lavorazione del mais e particolari funghi.  Il risultato è un materiale incredibilmente resistente! Oltre che essere a tutti gli effetti vivente… speriamo che tenga alla lunga di serie di party che lo aspettano durante l’estate!

[fonteimmagini:designboom]

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Digest: SS uomo 2015.

Eccoci, ancora una volta alla fine della kermesse europea della moda maschile. Certamente guardando le presentazioni si possono individuare diversi trend ripetitivi, come accade un qualsiasi altra manifestazione di design, vedi il salone, ma senza dubbio un trend fortissimo che la maggior parte degli stilisti ha abbracciato è la t-shirt oversize con la manica a mezzo braccio. Si è vista e rivesta nel corso di quasi ogni sfilata. Ma a parte questo dettaglio ogni spettacolo è stato diverso e ispiratore e come al solito andremo a vedere alcuni look estrapolati da qui e li cercando di creare, per quanto possibile un filo che colleghi i diversi design. Naturalmente scegliamo i pezzi che ci sono piaciuti di più e che abbiamo capito di più. Possiamo comunque osservare che la tendenza dell’androginismo forzato degli ultimi tempi sta poco a poco passando ad un ardroginismo naturale, inevitabile, pur avendo una forte connotazione di abbigliamento maschile, che rimane composto da pochi pezzi, i quali possono essere deformati e rivisitati, ma rimangono sempre se stessi.

Andrea Pompilio

Antonio Marras

Burberry Prorsum

Calvin Klein Collection

Christopher Kane

Craig Green

Damir Doma

Dries Van Noten

Kenzo

Maison Martin Margiela

Marni

Moschino

Prada

Raf Simons

Rick Owens

Undercover

Walter Van Beirendonck

Yohji Yamamoto

 

 

 

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Ark.inU Extreme

EXTREME: Ecco quanto basta per salvare il mondo.

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Si il titolo ha un tono proferivo è vero, ma quando abbiamo letto la tesi di questa studentessa tedesca è stato difficile trattenere l’entusiasmo. Questa forse non è propriamente architettura estrema, ma è una soluzione estrema, così estrema che potrebbe davvero salvare il pianeta. Nadine May si è laureata alla Techniucal University of Braunschweig con una tesi dal titolo: “Eco-balance of a Solar Electricity Transmission from North Africa to Europe”. Il tutto può suonare noioso ma ad occhio attento e vispo in realtà si tratta di uno studio estremamente attuale e significativo. Sebbene Nadine si affretta a ricordarci che la sua è ancora una ricerca totalmente teorica i suoi risultati, sebbene possano essere approssimativi sono comunque estremamente interessanti. Nadine crea un grafico in cui illustra quanto spazio sarebbe necessario per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero pianeta allestendo una centrale solare nel deserto del Sahara. Nell’immagine che vedete qui sotto è estremamente chiaro. Quello è lo spazio che il mondo potrebbe dedicare alla produzione di energia elettrica e dare un taglio netto all’inquinamento globale. Impressionante vero? Sembra così semplice. Sembra, perchè attuare un progetto del genere non lo sarebbe affatto, ma potrebbe in vero essere un gigantesco passo avanti per l’evoluzione tecnica dell’umanità e verso una nuova coscienza energetica e sostenibile… 110 e lode mi sembra dovuto.

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