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Mario Palati, la Roma che non fu mai.

Per la serie “mai costruiti” ecco uno degli esempi più emblematici. Il Grattacielo di Mario Palati a Roma, anzi il colossale palazzo di Palati. La Mole Littoria doveva essere il simbolo più grande del dominio fascista. Palati fu molto attivo in Argentina ma uno dei suoi maggiori progetti sarà sempre questo enorme progetto per quello che probabilmente nella testa di Mussolini sarebbe stato il più grande simbolo nella capitale. Alto 330 metri e con una superficie di 700.000 metri quadrati. Naturalmente il palazzo sarebbe stato l’edificio più alto al mondo per molto tempo se costruito negli anni 20. Avrebbe dovuto accogliere il parlamento italiano, e tutti gli uffici pubblici. Lo stile monumentale e grottesco (che possiamo facilmente ritrovare in diverse nuove costruzioni nel medio oriente ora) è una esaltazione dei canoni architettonici classici, teorizzati nell’Eternale, trattato di architettura dello stesso Palati. L’architettura di regime è sempre affascinante da osservare, sicuramente è evocativa e serve al suo scopo, ma per fortuna il mondo non ha mai visto realizzarsi i progetti di Speer ad esempio. Ora sappiamo che Roma non avrà mai un grattacielo del genere in centro storico… per ora.

 

 

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La Biennale chiude: fine dei fondamentali.

foto A. Avezzų

foto A. Avezzų

La Biennale 2014 ha chiuso ufficialmente i battenti sabato scorso e quindi noi tiriamo le fila di questa ultima lunghissima Biennale che ha fatto come al solito una marea di pubblico e una marea di critiche. Ma a noi è piaciuta e non ne abbiamo fatto segreto sin dalla sua presentazione. Ci piace tutto quello che è divulgativo e chiaro e ci piace che la biennale dialoghi anche con chi non sa di architettura, se una bibita è troppo dolce non la bevi, se una scarpa troppo scomoda non la indossi, se la Biennale non è al tuo livello non andarci! Gesta è la nostra politica. Ci sono ancora persone a questo mondo che hanno intenzione di lasciare la mente aperta e riflettere, anche e soprattutto, su temi apparentemente banali. Perché chi non si sofferma su certe cose ha decisamente perso di vista il perché di questo lavoro, che mi spiace deludere, non è fare bei render o splendide info-grafiche. Detto ciò, vediamo un po’ di numeri e qualche dato interessante su questa edizione: La mostra quest’anno ha visto 228.000 persone di cui il 45% sono stati studenti (ooh che freschezza). Molto rilievo ha assunto la sezione Biennale Sessions dedicata alle università con un aumento di partecipazione del 59% rispetto la scorsa edizione! Questo ci fa immensamente piacere perché la biennale deve essere formativa! Non è semplicemente un catalogo è un riassunto, i riassunti sono sempre più facili da studiare lo sappiamo. Inoltre altro dato molto interessante sono ben 10 le nazioni presenti in Biennale per la prima volta:Costa d’Avorio, Costa Rica, Repubblica Domenicana, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kenya, Marocco, Mozambico, Nuova Zelanda e Turchia. Tutte queste nuove entrate porteranno il loro apporto allargando ancora di più il campo di indagine e arricchendolo per tutti noi. Ancora una volta per concludere non posso non citare il Presidente Baratta: “Il mondo ha desiderio di architettura” e aggiungo impegniamoci per esaudirlo. Alla prossima… Ma prima… “All the World’s Future” da maggio 2015! A presto dunque!

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Bosco verticale.

Image © Kirsten Bucher

“Bosco verticale” di Studio Boeri vince l’International Highrise Award 2014. Il recentissimo complesso milanese progettato da Stefano Boeri e il suo team si aggiudica un cospicuo premio per il nuovissimo Bosco verticale, palazzo adornato da più di 800 alberi e 1000 piante. La battaglia è stata combattuta con altri 4 meravigliosi progetti tra cui il De Rotterdam di OMA, il One central park di Sydney di Nuovel, il Renaissance di Barcellona sempre di Nuovel e il superlativo Slidec Porosity Block di Holl a Chengdu. “La foresta verticale è una espressione del bisogno degli uomini di avere contatto con la natura” ha comunicato il presidente della giuria Christoph Ingenhoven. “E’ una idea radicale e ardita per le città del domani, e senza dubbio rappresenta una modello di sviluppo per aree urbane densamente popolate in Europa.”

Image © Kirsten Bucher

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NOKIA è morta.

Il titolo è forse un poco arrogante ma così è. Da qualche settimana ormai Microsoft ha assorbito la linea produttiva dei Lumia i nuovi smartphones di Nokia, ora Microsoftphone. Ora NOKIA cerca di rifarsi una identità con il nuovo N1. Il primo tablet finlandese. Il nostro ragionamento è puramente sul design sia chiaro. Siamo stati abituati ai prodotti NOKIA sempre innovativi e studiati, estremamente resistenti. Smartphone che integravano perfettamente fotocamere professionali in una maniera estremamente elegante, non come la nuova fotocamera dell’iPhone 6. Sin dalla sua esplosione Pop NOKIA ci ha abituati ad avere una fiducia sconfinata della capacità dell’azienda di essere differente nel campo del design dei prodotti, ricordiamo anche immensi scivoloni come “il telefono rossetto” o certi mattoni argentati con disco rigido di inizio 2000. Ora NOKIA esce con il suo tablet e noi ci saremmo aspettati una nuova visione del tablet. Quello che abbiamo ricevuto è una imitazione paradossale e caricaturale dell’iPad. USB 3 reversibile, schermo da 7.9” da 2048 x 1536, chip da 64-bit da 2.3 GHZ e RAM da 2GB, queste le specifiche. Un risultato veramente ridicolo, basta guardare le immagini. Non possiamo giudicare il software, ma l’hardware è molto deludente e inatteso da parte di una compagnia che è sempre stata estremamente attenta e concentrata su una forte identità.

 

 

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Arte per dessert.

Mondrian Cake Photography by Clay McLachlan

Oramai c’è questa tendenza in circolazione che si sta facendo sempre più forte: prendere icone dell’architettura o dell’arte e farci dell’ironia. Mi piace è piacevole e la cosa migliore è che divulga. E’ una operazione che sicuramente non spiega l’arte alla gente ma la porta molto più vicina e su un livello apprezzabile da tutti, sul quale molti si possono relazionare. E’ il caso che il fenomeno di Caitlin Freeman, pasticcere al Museum of Modern Art di San Francisco. Di lei si è parlato molto ma soprattutto si è parlato del suo libro “Modern Art Desserts“. Caitlin ha preso alcune delle più famose opere di arte moderna e le ha tradotte in versione dessert appunto, in formato di torta o gelato. Non solo imitandone l’aspetto ma anche i colori e il feeling. Una cosa simpatica facilmente adattabile anche al mondo del design e dell’architettura, ma non voglio mettere strane idee a nessuno, anche se… è già stato fatto.

Kahlo Wedding Cookies Photography by Clay McLachlan

Lichtenstein Cake Photography by Clay McLachlan

 

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Eppur si muove.

L’architetto francese Axel de Stampa ha un hobby particolare, ovvero animare alcune delle architetture più famose al mondo. Solitamente è l’uomo che si muove attorno all’architettura, Axel fa una operazione inversa e fa muovere l’architettura davanti un osservatore fermo davanti allo schermo, questo ci confonde e ci fa convenire che queste siano immagini impossibili… sebbene siano fatte veramente molto bene. E’ un gioco di percezione, vitalità o no è un ragionamento interessante. 

 

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L’aereo trasparente.

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

Questo potrebbe essere il futuro degli aerei di linea. Tra dieci anni potreste viaggiare su aerei completamente trasparenti sulle quali pareti vedere informazioni varie riguardo il viaggio. Il concept è stato sviluppato dal Centre for Process Innovation. In realtà però si tratta di una illusione, infatti questo aereo non è affatto trasparente anzi, non ha proprio finestre. L’interno del veivolo è interamente rivestito di schermi OLED che sono connessi a diverse telecamere che catturano l’eterno e proiettano l’immagine all’interno in un renderizzazione estremamente fedele della realtà. Le immagini cambieranno man mano durante il giorno e diverse informazioni di viaggio compariranno per far conoscere ai viaggiatori dettagli e curiosità. In realtà sembra una cosa molto strana togliere le finestre, ma rimuovere tutta quella massa di vetro riducerebbe drasticamente il peso nonché il consumo, nonché i costi nonché i prezzi. Si ok, senza considerare che dobbiamo pagare tutti quegli schermi OLED.

 

Centre for Process Innovation / Via uk-cpi.com

 

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Eva.

Eva è u nuovo prodotto. Non so se nuovo sia il termine adatto. Diciamo che Eva è un prodotto innovativo per certi versi. Cos’è Eva? Un sex toy. Un piccolo vibratore portatile. Le due designer che lo hanno inventato sono  Alexandra Fine e Janet Lieberman, due ragazze americane che hanno visto una fessura, pardon, nel mercato e hanno creato un nuovo prodotto. La novità di Eva innanzitutto è nelle dimensioni è un prodotto molto piccolo pensato per la stimolazione clitoridea, della quale le donne affermano di aver molto bisogno ma che ricevo pochissimo dai loro partners. Dunque Eva è pensato anche per essere usato durante i rapporti e non intralciare in alcun modo. Un’altra grande novità di Eva è il suo processo produttivo. Il vibratore infatti è realizzato tramite stampaggio 3D, che dobbiamo dire in questo caso, secondo noi, usato molto intelligentemente. Eva è inoltre utilizzabile senza mani una volta azionato, grazie al design delle ali che le tengono in posizione. Il progetto è stato finanziato con il crowdfunding e nel tempo di una settimana le ragazze avevano già quadruplicato la cifra minima per lanciare il progetto! Insomma che dire, il sesso vende lo sappiamo da sempre, ma se poi ci mettiamo anche un pizzico di progetto, i risultati saranno più che piacevoli, direi stimolanti!… pardon.

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Niente piatti per Ido Garini.

 

Il designer Ido Garini di Studio Appétit non ha simpatia per i piatti e nessuno lo biasima, così in collaborazione con il produttore di ceramiche Lennake Wispelwey ha realizzato una collezione di oggetti pensati per servire il cibo in una maniera unica. La collezione di intitola “Luscious Food Craving” . Tramite queste piramidi il cibo viene infilzato e servito diventato parte di una sorta scultura temporanea.

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