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Montagne irreali.

©Meike Nixdor

©Meike Nixdor

©Meike Nixdor

©Meike Nixdor

©Meike Nixdor

Meike Nixdorf è un fotografo che ha portato oltre la sua professione stirandola fino ai confini della sua definizione. “Your Earth Transforms” è una sedie di immagini di montagne che in realtà non sono fotografie, sono immagini create digitalmente da Google Earth e che Meike ha elaborato e trattato pesantemente con photoshop fino ad ottenere questo stupendo risultato. Queste immagini, non possono chiamarle foto credo, sono davvero molto belle frutto di un lavoro intenso e complesso, ma non sono foto, cosa sono? Che questa elaborazione di fotografie digitali possa rappresentare un nuovo tipo di media? Tempo fa certi artisti lavoravano sulle proiezioni delle fotografie dipingendoci sopra… ora usiamo photoshop, cosa è cambiato? Come potremmo definire questa arte?

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Ark.inU Architecture, Ark.inU Design

Biennale 2016: Reporting from the front.

E’ questo il tema della prossima biennale di architettura diretta da Alejandro Aravena “Reporting from the front” ovvero una analisi dell’architettura che si sviluppa con scarse risorse, limiti politici o geografici. Un tema questo davvero molto caro ad Aravena che ne ha fatto il suo vero e proprio cavallo di battaglia. Una architettura per il bene di tutti non del singolo. I padiglioni nazionali porteranno esempi della loro esperienza del tema e certi saranno sicuramente molto interessanti.

© Suyin Chia.

 

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Ark.inU Art

Dismaland.

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Si chiama Dismaland la nuova colossale esposizione di Banksy che, con la collaborazione di 58 colleghi artisti di ogni genere, ha creato un parco giochi parodia di Disneyland a Weston Super Mare, Inghilterra. “The UK’s most disappointing new visitor attraction” recita il poster del parco che non è altro che una personale. Non è la prima volta che Bansky realizza opere di questo genere, ricordiamoci la mostra di Los Angeles con l’elefante vivente dipinto come la carta da parati. Il parco ci articola con ogni Disneyland con il castello centrale e le “attrazioni” attorno. Resterà aperto per 5 settimane e si prevede una fiumana di gente, considerate che ora è quasi impossibile accedere al sito della mostra. Ad animare il parco sono attesi i Massive Attack, le Pussy Riot e molti altri artisti.

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

Photo by Christopher Jobson for Colossal

 

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Nebia.

Le risorse idriche sono e saranno un problema sempre maggiore. Certamente i paesi sviluppati sono i maggiori utilizzatori d’acqua, ci laviamo spesso e troppo a lungo, sprechiamo acqua per qualsiasi cosa, e forse è giunto il momento di darci un taglio. Una Start Up americana che a ricevuto anche le attenzioni del CEO Apple, Tim Cook, ha realizzato una nuova doccia che consuma ben il 70% in meno delle docce tradizionali! Si chiama Nebia, ed è un soffione ingegnerizzato per vaporizzare il getto e ridurlo in piccole particelle d’acqua, così da coprire un area maggiore e consumare meno acqua. Il progetto ha già raggiunto 10 volte il finanziamento richiesto su Kickstarter, e speriamo diventi presto realtà! Il design è stato curato da Box Clever, studio di San Francisco.

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Ciao Ciao Zaha.

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Gli stadi di Zaha non hanno tanta fortuna, questo è certo. Nel 2020 Tokyo avrebbe dovuto accogliere i migliori atleti da tutto il mondo per le Olimpiadi nel nuovo e futuristico stadio della Hadid. Fatto sta che ora Tokyo è senza lo stadio, perchè dopo ripetute polemiche, numerosissimi cambiamenti e aumenti di budget il progetto è stato definitivamente scartato. E’ stato il primo ministro Abe in persona ad annunciare pubblicamente che il progetto è stato cancellato. Lo stadio sarebbe costato 2 miliardi di euro, tantini secondo molti, tra questi alcuni dei maestri giapponesi, come Ito e Isozaki. Mi spiace Zaha, sarà per la prossima volta… hai sempre i mondiali del 2022… ehm… forse…

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Un pavimento di tazzine.

© Takumi Ota

Siamo in Giappone, ma non sarebbe nemmeno da dirlo, a Nagasaki per la precisione. Yusuke Seki, designer specializzato in retail ha ripensato lo showroom della Maruhiro, produttrice di ceramiche sensazionali. Sappiamo bene quanto sia importante la ceramica Giapponese, una delle migliori al mondo. L’idea è quindi di trasmettere questo concetto e per farlo il progettista ha creato una vera e propria pedana di tazzine, piatti e ciotole, tutti accatastati e riempiti di cemento. L’effetto è insolito e strappa un sorriso come la maggior parte dei design giapponesi. L’idea di instabilità e di fragilità è constatata dai grossi tavoli monolitici, e tutto risulta estremamente solido e durevole, come le ceramiche per l’appunto. Un lavoro ragionato e unico.

© Takumi Ota

© Takumi Ota

© Takumi Ota

© Takumi Ota

© Takumi Ota

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Renzo Piano fa castelli di sabbia.

Il caldo ci sa un po’ a tutti alla testa. Quindi è inevitabile che anche i più importanti architetti al mondo diano il matto nell’afa estiva. Renzo Piano lo zio architetto che tutti noi vorremmo, ha messo la faccia in un nuovo progetto internazionale, al quale tutti possiamo partecipare tramite in opensource. I castelli di sabbia. Piano ha infatti spiegato nel dettaglio come realizzare un perfetto castello di sabbia, e se non lo sa fare lui… figuriamoci! Regole fondamentali sono: sapere che si tratta di una costruzione temporanea; Studiare le onde per valutare la posizione adatta per le fondazioni; scavare nella sabbia umida; usare le mani; la montagna centrale deve essere inclinata di 45° e i canali non più profondi di 30 cm; connetti i canali al mare; lascia defluire per 15 minuti; metti una bandierina in cima. Si lo ha detto sul serio… è una intervista del Guardian.

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Infinite bridge.

Un ponte che non va sa nessuna parte, che non porta su un’altra sponda bensì su quella da cui siamo partiti. Un molo dove non possono attraccare barche, ma si può solo camminare. Questo è “Infinite bridge” un opera dello studio danese Gjøde & Povlsgaard Arkitekter, che ha creato un molo, o un ponte, circolare, sospeso sul mare per l’edizione di Sculpture by the sea 2015. Con un diametro di 60 metri il ponte serve come simbolo di unione tra terra e mare e tra passato e presente.

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