Ark.inU Art, Ark.inU Fashion, Ark.inU Music

Kanye week.

Kanye West ci ha sempre provato a fare tutto, secondo certi non ci sta riuscendo secondo altri è sulla strada buona. Sta di fatto che questa stagione ci è quasi riuscito, a suon di collaborazioni è riuscito a mostrare il suo lavoro da stilista. Grazie ad Adidas Originals West ha presentato la sua prima collezione YEEZY SEASON 1, ciò preclude una season 2 in teoria. West si è inspirato alle gang londinesi e ai look dei protestanti nelle strade durante gli eventi passati molto recenti, che stanno interessando tutto il mondo. Kanye ha collaborato con l’amica Vanessa Beecroft, artista nostrana bravissima e celebratissima. La sfilata infatti non è stato qualcosa di odierno ma una vera e propria performance studiata dall’artista. Alla fine di questa Kanye ha debuttato una delle canzoni del suo ultimo album in uscita a breve “Wolves” in collaborazione con Sia e Vic Mensa. Tutto continua a mischiarsi e il caos si intensifica…

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Il font nazionale.

Queste sono il tipo di cose che ti fanno capire che stai sprecando il tuo tempo in un paese che è stagnate dal punto di vita culturale, ma anche e soprattutto politico. La Svezia ha deciso che lo stato dovrebbe avere una immagine coordinata ufficiale, da poter applicare al governo, ministeri e tutti gli enti. Ecco. Soffermiamoci qualche secondo su questo pensiero e senza imprecare cerchiamo di interiorizzarlo. Stefan Hattanbach si è messo all’opera e ha creato Sweden Sans, la font ufficiale svedese. Lo so fa tanta rabbia pensare che ci possano essere paesi che si permettono il lusso di studiare la propria immagine coordinata e noi stiamo ancora decidendo se sia illegale o non pagare le tasse… 

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Inviti di moda.

Saint Laurent, opere di Oscar Tuazon.

Con New York si chiudono le danze anche per questa stagione di sfilate per ripercorrere quanto visto in modo meno banale del solito vediamo gli inviti alle sfilate piuttosto che le sfilate, concentrandoci di più sulla comunicazione.

Raf Simons

Dior Homme

Burberry Prorsum

Prada

Paul Smith

Valentino, opera di Esther Stewart

Rick Owens

Kenzo

Acne Studios

Dolce & Gabbana

Maison Margiela

[fonte:wallpaper; fotografia:Jessica Klingelfuss]

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Armatura vegetale.

Questa è bella, voglio dire che è un quesito legittimo pensare: “Possiamo sostituire l’acciaio con il bambù?”. Pensiamoci, in fin dei conti questa erba è usata largamente per le sue proprietà strutturali. Il bambù è abbondante, eccezionalmente sostenibile e ha delle caratteristiche molto simili all’acciaio dal punto di vista della resistenza. Future Cities Laboratory, ente di ricerca e sviluppo di Singapore, si è posto il quesito citato sopra e si è dato una risposta: “Certo che possiamo”, infatti il bambù riesce addirittura a sorpassare l’acciaio sul piano della resistenza a trazione grazie alla sua struttura interna, il bambù inoltre è molto leggero, e la sua applicazione come struttura di rinforzo non solo potrebbe ridurre anche il peso degli edifici ma anche diminuire i costi e l’inquinamento nei trasporti. Altro fattore interessante è che, se utilizzassimo il bambù al posto dell’acciaio, l’emissione di CO2 diminuirebbe in quanto il bambù cresce molto velocemente e assorbe una quantità di CO2 superiore rispetto altre piante. Questa potrebbe essere una strada da percorrere nel futuro, non escludiamola, studiamola, chissà che si possano fare grandi scoperte e grandi innovazioni.

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Il nuovo Euro.

Diciamocelo, gli Euro non sono poi tutta questa bellezza. Dovremmo sentirci onorati che sia l’architettura a rappresentare la nostra ricchezza… ma si sa, dopo un po’ tutto stanca, per questo ogni tanto i soldi si rinnovano. Certo però sarebbe molto più interessante fare come la Norvegia e cambiare drasticamente l’aspetto della propria moneta, o almeno averne l’intento. Barbara Bernat, studente ungherese della Università Ovest, propone una completa nuova interpretazione della nostra moneta. Un intervento molto grafico ma poetico e romantico, che usa la natura per rappresentarci, ritraendo attraverso delle spettacolari incisioni la flora e la fauna ungherese. Non ci vuole davvero nulla per innamorarsi di questo lavoro. Fossimo noi a decidere ora staremmo tutti pagando con corvi, volpi e felci in tutta Europa.

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CoeLux.

Oramai è indubbio che ci stiamo avvicinando sempre più velocemente alla concretizzazione di un futuro dove la tecnologia avrà un importanza determinante. Come abbiamo analizzato più volte sarà composto di piccole rivoluzioni, basate su scoperte rivoluzionare che posso essere applicate a molti aspetti della vita, ovvero il futuro sarà quello che il progresso scientifico e tecnico è sempre stato. Forse una di queste scoperte è CoeLux. Come spiega nel video qui sotto il fondatore Paolo Di Trapani CoeLux è una rivoluzione nel campo dell’illuminazione, consiste in un pannello che tramite nano tecnologie imita l’atmosfera della terra e grazie ad una fonte luminosa a LED crea una potente illusione, ovvero un cielo limpido e soleggiato. Si tratta di una lampada signori… non di un lucernario. È davvero difficile da credere ma è così. Una tale innovazione può essere applicata in diverse situazioni ancora da definire, ma certamente può essere un potente mezzo di innovazione. Sicuramente è interessante una applicazione di tipo sanitario visto che il bel tempo ci aiuta a stare meglio… ma vogliamo fare una riflessione; questa tecnologia se prenderà così piede da diventare la norma non deve sostituire il vero cielo. La realtà virtuale è sempre più presente e sicuramente sarà grand parte delle nostre vite nel futuro, ma non possiamo lasciare che ciò sia un pretesto per dimenticare la vera realtà, il vero cielo, la vera luce. Il video di introduzione del progetto fa intendere che se a Pechino non si vede il cielo per colpa dell’inquinamento, non ci sono problemi, perchè c’è CoeLux… questo non è corretto. CoeLux è una vera rivoluzione ma ora bisogna capire come applicarla nella vita vera delle persone.

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Descension di Anish Kapoor.

Sicuramente Anish Kapoor è un grande “art-star”, neologismo che gli si addice benissimo visto la quantità immane di lavoro, il valore di ogni pezzo e la tua, ormai, riconoscibilissima impronta. Kapoor ha sempre fatto dei materiali la sua ragione progettuale. Ogni opera infatti è finemente progettata e studiata con modelli e prototipi (ehm… devo dire altro?) e molto spesso se non sempre sono i materiali che danno vita all’opera, esiste anche un altro valore importante per la scultura, la scala, se cambiamo scala alle cose il nostro cervello deve re-imparare a comprenderle. Ora per la biennale di Kochi-muziris, la prima biennale indiana di arte contemporanea, Kapoor ha realizzato una installazione davvero affascinante con un materiale molto difficile da gestire, l’acqua. Una vortice di acqua nera gira senza sosta per finire in foro. I visitatori di trovano come ipnotizzati e catturati da questo vortice che ha qualcosa di sovrannaturale quasi, il vortice del tè o del lavandino diventano enormi e creano un disagio. Sentiamo Kapoor che ci spiega alcune cose, tra cui il rapporto tra arte e architettura, ovviamente il vero tema di questo discorso. 

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Matrioska, un edificio dentro un altro.

© Fernando Guerra I FG+SG

© Fernando Guerra I FG+SG

© Fernando Guerra I FG+SG

L’architettura nasce dal suo contesto diceva qualcuno con gli occhialetti tempo fa. Ma se il contesto è un altro edificio? Come può reagire un architetto se gli viene commissionato di realizzare un edificio dentro un altro edificio? Certamente la richiesta è insolita ma assolutamente stimolante. Carlos Castanheira ha realizzato un edificio per uffici dentro un capannone. La cosa che ci affascina di più del progetto è la rottura con delle regole canoniche del progetto d’architettura. Se progettiamo qualcosa all’aperto dobbiamo sempre fare i conti con il clima e le sue variazioni, dobbiamo pensare all’isolamento e tutte quelle soluzioni tecniche per permettono ad un edificio di non essere un colabrodo energetico. Qui invece tutto si annulla, il progetto si vincola da queste imposizioni. Il risultato è davvero di qualità. Una costruzione interamente in OSB e legno, che solo a guardarla trasmette leggerezza, la libertà dell’assenza di determinati vincoli ha alimentato la sperimentazione e il risultato parla da solo.

© Fernando Guerra I FG+SG

© Fernando Guerra I FG+SG

© Fernando Guerra I FG+SG

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Eh.

Il design non è arte. Si certamente questo assunto può essere vero. Ma non posso fare a meno di pormi dei quesiti che trovi difficili da solvere. Possiamo dire che il design non è arte perchè l’arte non è utile in senso pratico, mentre un oggetto per sua natura deve essere utile, deve risolvere qualcosa. Altrimenti lo sappiamo non è design. Il vero design quello che per facilità assumo tale dalle 10 definizioni di Rams, non è nient’altro che qualcosa che solva delle funzioni, connotato da una forte componente estetica. È qui che il dilemma si infittisce per me. L’estetica, è una forte componente sia dell’arte che del design e se il design è l’incrocio, molto banalmente, di tecnica e estetica l’arte è l’incontro tra dialettica ed estetica, perché fondamentalmente l’arte è un messaggio che viene comunicato dall’autore e colto dall’osservatore. Ci insegnano però che il design contiene anche qualità terziarie che si connettono alle emozioni degli esseri umani. Ogni oggetto quindi comunica con il suo fruitore lasciando a questo delle impressioni, delle sensazioni e a volte delle emozioni. Non possiamo negare che questo non sia un valore equivalente all’arte. Se quindi il design provoca le stesse reazioni che provoca una opera d’arte secondo la chimica del nostro cervello sono la stessa cosa. Eppure noi sappiamo che non lo sono. Io credo che non sia facile dare definizioni, l’arte soprattutto è forse una delle cose più criptiche da definire. Mi piace pensare che l’arte sia un messaggio e che il design sia in grado di portare quel messaggio, ma su di un altro livello, forse più alto. Credo quindi che l’arte sia una componente del progetto, di qualsiasi natura esso sia.

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Vulnicura.

Due giorni fa c’è stato un terremoto in Islanda. Figurativo, niente paura. L’artista icona della freddissima isola, Björk, ha rilasciato il suo nono studio album due mesi prima della data stabilita. La motivazione è una sola: leaking. Ultimamente internet è attaccato molto spesso da persone che vogliono mettere in scena la loro abilità con il computer e causare non pochi problemi, non posso negare che per certi versi sia divertente, ma per altri è scocciante. Björk però non l’ha letta diversamente e quanto il suo album è stato messo in rete dagli hacker ha deciso di fare la cosa più sensata che potesse fare e anche artisticamente coerente, ovvero pubblicare l’album nella sua interezza. Diciamo che è una decisione artisticamente coerente perché il nuovo album dell’artista dal titolo “Vulnicura” appunto, racconta le vicende estremamente personali dell’artista riguardo la sua recente separazione dal compagno, quindi il gesto di buttare l’album al mondo è molto simbolico, è senza dubbio una liberazione. La decisione non ha creato pochi problemi all’etichetta “one little indian” di Björk, ma sinceramente chissene dice il saggio, album è stupendo e meglio per noi che possiamo ascoltarlo prima. Un lavoro molto complesso questo, come dicevano il tema è sicuramente molto emozionale e senza dubbio triste. È stato resto con una grande maestria, la solita che contraddistingue la capacità di Björk di rendere i propri lavori così vividi e unici. Il messaggio è chiaro è la storia viene compresa immediatamente, tutto il dolore viene comunicato egregiamente dagli archi presenti per tutta la durata dell’album composto da 10 pezzi di lunghezza anomala e quindi molto consistenti. Molte le collaborazioni eccellenti: innanzi tutto continua la collaborazione per l’immagine e la direzione artistica da parte dello studio parigino M/M che ci occupa dei lavori dell’artista ormai da molto tempo. Per quanto riguarda la musica invece abbiamo la grande collaborazione con il producer Arca, che ha aiutato Björk per la maggior parte del lavoro e la uguale descrive come una delle migliori collaborazioni di sempre. Ha collaborato per “family” anche il produttore Haxan Cloak. Mentre in “Atom Dance” ritorna la particolarissima voce di Antony Hegarty, già collaboratore per i vocal di “The dull fame of desire” in Volta del 2007. Ci è piaciuto molto questo ultimo album e non ha di certo deluso le aspettative. Certamente veniamo da Biophilia che è stato un lavoro lungo 4 anni e ci ha permeato per molto tempo con il suo concept estremamente rigido e potente. E’ stato uno shock cambiare così repentinamente verso in Vulnicura, ma la storia che racconta Björk è degna di attenzione e la quantità e qualità di resa è sensazionale, Björk a 50 anni attraversa un momento molto delicato per un artista ma soprattutto per una persona e grazie alla sua abilità di raccontare e usare il suono come mezzo espressivo è capace di innovarsi, stupire e liberarsi forse. 

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